Controinformazione dai comuni di:
San Cesareo, Zagarolo, Palestrina, Genazzano, Cave, Labico, Segni, Montelanico

mercoledì 28 novembre 2012

Mille firme per le primarie dei lavoratori.


Domenica 25 le primarie dei lavoratori hanno fruttato la raccolta di oltre 1000 firme per la campagna referendaria su articolo 18, art. 8 e cancellazione della riforma Fornero sulle pensioni.
I banchetti per i referendum sono stati presenti nelle piazze di Ariccia, Albano, Nettuno, Anzio Labico e di tanti altri paesi dei Castelli Romani e della Litoranea.
C'è stata dunque una partecipazione popolare che difficilmente potrà essere conosciuta attraverso la lettura del giornale, una partecipazione che nessuna televisione ha sentito la necessità di far conoscere e raccontare. Daltra parte in un Paese governato direttamente da emanazioni dei poteri forti con il beneplacido del PdL, dell'Udc e del Partito Democratico i diritti dei lavoratori non fanno più notizia se non, troppo tardi, quando nelle aziende si profila l'ecatombe dei licenziamenti.
Ci hanno detto che per far uscire dalla crisi il nostro Paese era necessario eliminare i lacci del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Ci hanno detto che per salvare l'Italia era necessario ridimensionare le tutele dei lavoratori e prolungare la loro vita attiva. Monti ci dice che la medicina è stata amara ma oggi stiamo meglio. Tuttavia dopo questa cura miracolosa scopriamo che la disoccupazione che un'anno fa era all'8,5% oggi è al 10,8%. L'inflazione era al 2,5% ora è al 3,6% . I consumi che erano +0.1% ora sono – 3,2%. E' giunto il momento di fermare questi “successi”. Noi crediamo che per salvare l'Italia sia necessario ripartire dal lavoro e dai diritti. Per questo motivo abbiamo messo in campo i referendum sui temi che i lavoratori ritengono primari.
La sfida per raggiungere il quorum necessario a rendere validi i referendum, nel silenzio assordante di gran parte dell'informazione, non è facile, ma la mobilitazione dei circoli del Partito della Rifondazione Comunista continuerà anche nei prossimi giorni.
Sul sito http://referendumlavoro.blogspot.it/ è possibile vedere dove e quando poter firmare nei comuni del territorio dei Castelli Romani, dei monti Prenestini e della Litoranea.
I referendum sono una parte importante di una politica che si oppone al neoliberismo di Monti. L'alternativa politica a Monti non potrà venire dal PD che lo ha sostenuto, ma solo dalle lavoratrici e dai lavoratori che si riappropriano del diritto di partecipare direttamente alle scelte politiche che li riguardano.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”
prccastelli@hotmail.it
http://prccastelli.blogspot.it

giovedì 22 novembre 2012

Prc Castelli, in piazza per le questioni PRIMARIE dei lavoratori.


Il 25 novembre il Partito della Rifondazione Comunista dei Castelli Romani, dei monti Prenestini e della litoranea sarà impegnato nel far esprimere i lavoratori sulle questioni PRIMARIE che attengono alla loro vita.
Nelle piazze di Labico, Albano, Genzano, Marino, Anzio, Nettuno e di molti altri comuni prosegue la campagna referendaria di raccolta firme per il ripristino dell'art. 18 e per l'abrogazione dell'art. 8 dell'ultima legge di stabilità del governo Berlusconi, che consente di derogare al contratto nazionale di lavoro. Continua inoltre la raccolta di firme per la cancellazione della riforma Fornero sulle pensioni.
Ci dicono quotidianamente che la medicina è amara ma bisogna prenderla. Ci dicono che senza Monti saremmo caduti nel precipizio. Ci dicono che tutto quello che è stato fatto era necessario per restare in Europa. Quello che non dicono, i grandi produttori di informazione, è che nell'ultimo anno le riforme pensionistiche hanno portato l'età di accesso alla pensione a 70 anni, con una redditività pari al 40% di quelle attuali. Nel frattempo, con la crisi, è cresciuta la disoccupazione, la cassa integrazione esplode e si intensificano i processi di precarizzazione del lavoro. Perchè, dunque, in queste condizioni il governo Monti canta le proprie lodi? Perchè i mercati effettivamente ne hanno riconosciuto il lavoro. Che non è stato, come tromboneggiano i quotidiani più diffusi, quello di salvare l'Italia, ma più semplicemente quello di ridimensionare i diritti, le aspettative, le possibilità di trovare e mantenere il lavoro e la certezza del reddito dei lavoratori. I quali si ritrovano, a conclusione delle “riforme necessarie”, con un “mercato” del lavoro sovraffollato a causa dell'allungamento dei tempi di pensionamento, in lotta tra genitori e figli per ottenere\mantenere un lavoro, perdenti perchè i redditi si riducono progressivamente perdendo la reale capacità di acquisto.
Quale Italia stanno salvando con le misure di austerità se non quella dei padroni, dei finanzieri e dei banchieri? Il PRC ritiene che possano essere compiute altre scelte per consentire al nostro Paese di rimettere in moto la macchina produttiva e far tornare a girare l'economia. Scelte che vedano le imprese pagare le tasse in modo proporzionalmente maggiore dei propri lavoratori, scelte che vedano lo Stato impegnarsi in un'operazione di redistribuzione del reddito nazionale in favore dei lavoratori invece che in favore dei padroni. Scelte che vedano il Paese impegnato nel creare concorrenza produttiva sui diritti del lavoro e non sul suo costo più basso.
Per questi motivi abbiamo avviato la campagna referendaria, per dare il segno della possibilità di percorrere altre strade per superare la crisi. Mettere la firma sui quesiti per cancellare la riforma pensionistica della ministra Fornero è veramente un azione PRIMARIA che i lavoratori possono fare. Per invertire la rotta seguita sino ad oggi, di compressione di reddito e di diritti, e ripartire nella riconquista di rapporti sociali in cui il lavoro ed il reddito non siano più considerato una merce ed il suo corrispettivo ma diritti disponibili per tutti. All'indirizzo http://referendumlavoro.blogspot.it/ è possibile vedere dove il 25 novembre il PRC sarà presente con i banchetti referendari.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”


domenica 11 novembre 2012

I posti letto degli ospedali nella provincia di Roma sono una necessità non uno spreco

Dopo i tagli dalla Polverini il sistema sanitario del Lazio è al collasso, tuttavia il governo Monti con l'applicazione del provvedimento sulla “spending review”, votato in Parlamento dal PD insieme al PdL e Udc, si accinge a distruggere quel che resta della sanità laziale.
La vicenda del pronto soccorso di Albano, denunciata nei giorni scorsi dai medici che vi lavorano, ha messo in evidenza che risparmiare sulle risorse per erogare i servizi significa portarli alla chiusura. Malgrado ciò il governo annuncia che nel Lazio dovranno essere eliminati ancora circa 2000 posti letto. Se questa è la lotta agli sprechi che portano avanti il governo ed i partiti che lo appoggiano, in primis il PD nazionale, allora significa che per loro la salute dei lavoratori non è un diritto ma uno spreco.
Il Partito della Rifondazione Comunista e pienamente convinto della necessità di eleminare sprechi e spese inutili che come tutti sanno gravano principalmente sulle tasche dei lavoratori. Per far questo ritieniamo che sia necessario superare un modello di sanità fondato sulla centralità esclusiva dell’ospedale. Troppo spesso, quel modello, ha privilegiato le ambizioni di primariato di alcuni medici a discapito della effettiva funzionalità dei reparti e delle specialistiche necessarie. Noi crediamo che per operare una vera razionalizzazione della sanità, che non voglia essere mera ricerca di risparmio, sia necessario affiancare all'abbattimento dei costi del sistema il miglioramento della qualità delle prestazioni. In tale ottica riteniamo che sia necessario ritornare allo spirito originario della legge istitutiva del servizio sanitario nazionale del 1978 che era essenzialmente incentrata sulla prevenzione. Per far ciò, prima di ridurre i posti letto, è necessario riorganizzare il sistema attraverso una rete di presidi territoriali e una reale integrazione degli aspetti sociali con quelli sanitari.
Anche le organizzazioni professionali dei medici del Lazio fanno osservare che il taglio di duemila posti letto, previsti dal governo, va ben oltre le necessità stabilite dalla “spending review”, che prevede un rapporto di 3,7 posti letto ogni mille abitanti.
Già oggi, con i posti letto tagliati sino ad ora, avviene che pazienti con serie malattie in fasi acute che necessitano di ricoveri in ospedale debbono passare ore, e a volte giorni, su barelle in spazi inadeguati, spesso corridoi, prima di essere accolti in un letto di un reparto ospedaliero. Il taglio di ulteriori posti letto non potrà che aggravare questa situazione.
Nella sanità del Lazio occorre colpire sprechi e inefficienze, ma è anche necessario che la politica di ottimizzazione e di riclassificazione della rete ospedaliera avanzi contestualmente ad una riorganizzazione complessiva del sistema. Una politica che preveda la costituzione di presidi territoriali di cura e di prevenzione. Ci opponiamo all'affossamento del servizio sanitario regionale portato avanti in nome di una presunta “razionalizzazione”, che viene giustificata con una politica dei due tempi: si chiudono oggi le strutture sanitarie promettendo “domani” una maggiore offerta sanitaria. Per questo Rifondazione Comunista si batte, e continuerà a battersi con tutte le proprie forze, affinchè i lavoratori non debbano continuare a subire sulla loro pelle gli effetti nefasti del ridimensionamento e peggioramento della quantità e qualità del servizio sanitario pubblico.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”

sabato 10 novembre 2012

PRC Castelli, prosegue la raccolta firme per i referendum sul lavoro.


Continua nei comuni dei Castelli Romani, dei monti Prenestini e del litorale la raccolta di firme per i referendum sul lavoro e sulle pensioni promossi dal Partito della Rifondazione Comunista.
Nel silenzio più assordante dell'informazione ufficiale il 13 ottobre ha preso il via la campagna referendaria per consentire ai cittadini-lavoratori di dire la loro sulle questioni che, negli ultimi mesi, hanno messo in ginocchio i loro diritti con i voti in Parlamento di PD, Pdl, e UdC.
Prima di essere costretto alle dimissioni il governo Berlusconi, nell'estremo tentativo di rimanere in sella, ha omaggiato i poteri forti con l'articolo 8 della sua ultima manovra finanziaria dell'agosto 2011. Con questo articolo è stato dato un colpo mortale alla centralità e prevalenza del contratto nazionale di lavoro, prevedendo, per i padroni, la posibilità di derogarvi. Ciò significa che se lorsignori vogliono può non esistere più una tutela collettiva dei lavoratori ma solo le 160 forme contrattuali create in questi anni dal centrodestra. Il percorso di disintegrazione dei diritti dei lavoratori è poi proseguito con il governo Monti che, grazie alla disponibilità del PD, ha potuto realizzare ciò che a Berlusconi non era mai riuscito nei suoi vent'anni di regno. Abrogare sostanzialmente l'art. 18 dello statuto dei lavoratori che consentiva una tutela dei lavoratori rispetto i licenziamenti ILLEGITTIMI delle imprese. Un ulteriore colpo ai lavoratori è stato poi dato dalla riforma delle pensioni del ministro Fornero che ha innalzato l'età pensionistica, realizzando quel capolavoro dei lavoratori esodati. Lavoratori cioè che non hanno più il lavoro e nello stesso tempo non hanno più diritto alla pensione. Queste politiche sono passate, come si è visto, anche con il voto favorevole del PD con la scusa che erano necessarie per rimettere in sesto il mercato del lavoro del Paese e far ripartire l'economia. Così, con la scusa della crisi e della mancanza di lavoro, PD, PdL e UdC hanno reso possibile licenziare ad ogni capriccio del padrone, schiacciare i lavoratori sotto il tacco di contratti senza tutele, ritardare il tempo di accesso della pensione. Risultato di queste politiche, messo in evidenza in questi giorni dai dati degli istituti di studio, è la crescita della disoccupazione, l'abbassamento del reddito e la totale precarizzazione dei lavoratori. Tutte cose che in questi giorni i lavoratori della Montebovi a Lanuvio, a cui va tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà, stanno vivendo sulla propria pelle.
Rifondazione Comunista, insieme ad altri soggetti della sinistra sindacale e politica, hanno deciso di indicare un diverso percorso per uscire dalla crisi. In quest'ottica sono stati messi in campo dei referendum che vogliono cancellare tutte le controriforme sino ad ora realizzate, in modo da rimettere al centro dello sviluppo economico del nostro Paese il diritto al lavoro, il diritto ad un reddito adeguato dei lavoratori e dei disoccupati e il diritto ad andare in pensione prima di morire. Per questi motivi invitiamo i lavoratori a firmare le proposte di referendum presso i Comuni oppure nei banchetti previsti le cui date e luoghi di raccolta possono essere visionati al sito http://referendumlavoro.blogspot.it/ .
Come si è visto Lorsignori sono la crisi, noi lavoratori la soluzione. Per questo far decidere i lavoratori sulle politiche sino ad ora portate avanti dal governo Monti, insieme a PD, PdL e UdC, è il primo passo per andare oltre le politiche recessive di lacrime e sangue, per i ceti medi e popolari, fino ad ora realizzare. Noi proponiamo una diversa politica di redistribuzione del reddito nazionale. Una redistribuzione che consenta ai lavoratori di avere il reddito per acquistare le merci di cui necessitano e in questo modo rimettere in moto il mercato. Questa è l'unica vera azione in grado di far ripartire la nostra economia e far uscire il Paese dalla crisi.
Cambiare si può. Per riuscirci è necessario che tutti i cittadini-lavoratori si sentano impegnati non solo a firmare personalmente per la presentazione dei quesiti referendari ma anche a promuoverli tra i propri conoscenti.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”

martedì 23 ottobre 2012

Lazio, votare presto per realizzare politiche di sostegno al lavoro e diritto al reddito.

A quasi un mese dalla chiusura della consiliatura regionale, a causa delle dimissioni forzate della Presidente, non è ancora stato fatto nulla e si è ancora nell'incertezza sulla data delle elezioni. Questa situazione non fa certo bene alla democrazia, nè ai lavoratori che stanno aspettando dalla Regione risposte ed impegni che solo un governo in carica può dare, ma da cui dipendono redditi, dignità, futuro di molte famiglie e di molti cittadini del Lazio.
La richiesta delle elezioni nel più breve tempo possibile che, come Partito della Rifondazione Comunista insieme a tutta la vecchia opposizione, avanziamo, non è quindi la voglia di “vincere facile” come recentemente ha affermato un'esponente della vecchia e squalificata maggioranza. Ma è la piena consapevolezza dei guasti che l'assenza di governo produce nella vita quotidiana dei cittadini del Lazio. Noi non crediamo che le elezioni siano un gioco in cui si vince o si perde, come sembra abbiano insegnato gli ultimi venti anni di maggioritario e di Berlusconismo. Noi crediamo che le elezioni siano un momento in cui i cittadini possano esprimere totalmente il loro protagonismo politico scegliendo idee, persone e programmi. In questo contesto quella che dovrebbe vincere è la collettività, perchè comunque maggioranza ed opposizione risultanti dalle elezioni dovrebbero collaborare o scontrarsi per realizzare il meglio per i cittadini rappresentati.
Tuttavia a volte anche nelle istituzioni, piuttosto che consentire ad altri di andare avanti dopo che si è fallito, si prefererisce come fanno i bambini, portarsi a casa il pallone ed impedire a tutti di riprendere l'attività. Questo è ciò che sta facendo la Presidente della regione Lazio in questo momento. Ma quest'atteggiamento irresponsabile, attento solo alle esigenze personali di visibilità e di carriera politica nazionale della Presidente, ha un costo sociale elevatissimo che verrà pagato purtroppo dai lavoratori ed dalle lavoratrici.
Pensiamo infatti quali saranno gli esiti in questo periodo di crisi, aggravata dalla politica di austerità e tagli del governo Monti, dell'assenza di una politica del lavoro regionale su cui basare una crescita delle opportunità lavorative e di reddito. Senza un governo in carica non è possibile progettare e portare avanti politiche del lavoro in grado di dare respiro a chi ogni giorno si sente sul limite del baratro economico. Senza un governo in carica non è possibile operare per cercare di costruire opportunità, per recuperare quella forza lavoro che è talmente sfiduciata da non cercare nemmeno più lavoro. Senza governo non si possono elaborare strategie in grado di ridare speranza ad una generazione di giovani, che pensano che la parola lavoro sia un'espressione mitologica. Una generazione i cui esponenti più “fortunati” hanno si un lavoro ma sempre declinato con espressioni che ne limitano e peggiorano il significato (lavoro in affitto, lavoro precario, lavoro a chiamata, stage, lavoro nero). Il PRC chiede di andare alle elezioni perchè vuole proporre una politica che si contrapponga a quella portata avanti sino a questo momento, la quale purchè si generasse lavoro accettava la privatizzazione dei profitti e la socializzazione dei costi. I risultati di quella politica sono visibili attraverso l'avvelenamento di Colleferro e della Valle del Sacco, la devastazione edilizia dei Castelli Romani e del litorale, la progressiva deindustrializzazione di intere aree produttive del territorio laziale, lasciate trasformare in zone improduttive ma adatte alla speculazione edilizia.
Come Rifondazione proponiamo che la Regione Lazio costruisca un proprio piano per il lavoro che, utilizzando anche i fondi europei, incentivi una politica del lavoro che abbia al suo centro le esigenze del cittadino lavoratore. Una politica del lavoro che, come nelle più moderne società europee, garantisca reddito alle lavoratrici ed ai lavoratori sottraendoli al ricatto ed allo sfruttamento. Una politica del lavoro che, al contrario di quanto avviene oggi, con la ricerca verso il più basso costo del lavoro, supporti e sostenga quelle aziende che si pongono di fronte alla sfida del mercato globale nell'ottica di una competizione incentrata sull'innovazione produttiva e nella ricerca della qualità. Una politica che tra le sue priorità abbia la tutela delle tipicità produttive e del territorio. La necessità della costruzione di una politica del lavoro è solo uno dei motivi per cui Rifondazione Comunista ritene che si debba poter andare al voto nel più breve tempo possibile. I lavoratori e le lavoratrici devono, al più presto, poter scegliere i propri rappresentanti, ed un governo in grado portare avanti un progetto che assicurari il benessere delle comunità del Lazio.
Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”


domenica 14 ottobre 2012

I lavoratori del Lazio subiscono danni su danni dalle scelte della Polverini.

A conclusione del disastro morale della “giunta Polverini”, si sta aggiungendo il disastro sanitario generato dal processo di risanamento stabilito dal “Commissario della sanità laziale Polverini”. Dopo tante promesse della ex presidente della Regione Lazio sulla riapertura, ad esempio, del pronto soccorso a Marino, quella che la realtà ci sta consegnando è una crisi gravissima della sanità nei Castelli Romani.
Una crisi che nasce nell'ambito di una pervicace volontà di assicurare una gestione della sanità pubblica avulsa dalle necessità di programmazione del territorio ma sottoposta alle esigenze politiche di chi governava. Questa volontà, frustrata a volte dalla razionalità delle scelte necessarie, ha comunque prodotto i suoi guasti esprimibili in ritardi e confusione, che comunque hanno un effetto economico negativo.
Colei che, travolta dallo scandalo della malagestione politica per culpa in vigilando si voleva rappresentare come eroina dei cittadini onesti e stufi dei politici corrotti, invece di prendere atto della fine ingloriosa dell'indirizzo politico che ha dato alla regione Lazio, persevera nel generare guasti rimanendo attaccata alla propria poltrona e giustificando quest'atto come quello più responsabile ed economico per l'ente regione che comunque dovrà subire per causa sua e della sua maggioranza di centrodestra il costo di un'elezione anticipata.
Ma è proprio così? Rimandando le elezioni si risparmierebbero effettivamente milioni di euro?
É vero le elezioni costano, ma facendo i conti con il risparmio che si avrebbe solo sugli indennizzi dei consiglieri regionali, che li percepiscono senza non dover più fare nulla dal momento delle dimissioni del Presidente della regione, si risparmierebbe il doppio della cifra necessaria a consentire lo svolgimento delle elezioni. Non solo, ma in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, lasciare la Regione in regime di amministrazione ordinaria significa tenere bloccati milioni di euro di risorse economiche che potrebbero essere spesi per alleviare le difficoltà economiche dei lavoratori, stretti nella morza della crisi.
A tutto ciò bisogna aggiungere l'irresponsabilità con cui si lasciano senza risposte le richieste di aiuto provenienti da realtà sanitarie in difficoltà, come quella del Pronto Soccorso dell'Ospedale di Albano Laziale. Una realtà che, dopo l'accorpamento dei pronto soccorsi di Genzano e Marino: ha dovuto operare nell'ambito di locali divenuti estremamente insufficienti alle necessità del servizio. vista l'accresciuta quantità degli interventi. Oggi i lavori di ampliamento e riqualificazione della struttura di tale importantissimo presidio sono interrotti; non è dato sapere neanche dove siano state allocate le risorse umane che operavano nei presidi di Genzano e di Marino e il motivo della crisi di personale medico ed infermieristico che si sta verificando. Chi, se non la Politica, può dare una risposta positiva alle necessità di questo servizio che, ricordiamo, è l'ultimo presidio di urgenza per una popolazione di oltre 200 mila cittadini? Chi, se non un rinnovato Presidente e Consiglio Regionale, può e deve intervenire ad affrontare questo problema che pesa sulla qualità della vita dei lavoratori dei comuni di Pomezia, Albano, Marino, Castelgandolfo, Ariccia e Genzano? Per questi motivi il Partito della Rifondazione Comunista della federazione “Castelli” ritiene inequivocabilmente urgente e necessario che siano indette la elezioni per il rinnovo degli organismi istituzionali della regione Lazio. I cittadini ed i lavoratori debbono poter scegliere i loro rappresentanti per affrontare e risolvere tutte le questioni che le dimissioni dell'ex Presidente Polverini hanno lasciato in sospeso. Questioni, come si è visto, che hanno effetti rilevanti e che influiscono pesantemente sulla qualità della vita, sui diritti di cittadinanza e quindi sul futuro dei lavoratori del Lazio.

Marco Bizzoni
Segreteria PRC “Castelli, Colleferro, Litoranea”

mercoledì 10 ottobre 2012

Nel Lazio sono falliti gli strumenti del potere non la Politica proposta dai lavoratori.


Dopo che giustamente la giunta Polverini è stata costretta alle dimissioni per aver implicitamente consentito lo schifo ed il degrado di cui tutti siamo stati messi a conoscenza, il PdL si è scatenato nel cercare di confondere le acque, aiutato dalla “libera stampa” e parlando di fallimento della Politica.
La “libera stampa”, in particolare, si è scatenata nel cercare di far emergere responsabilità comuni di tutti i consiglieri regionali, senza neppure cercare di indagare su chi aveva votato a favore, contro o non aveva votato i provvedimenti di spesa autorizzati dalla giunta regionale e autorizzati dal consiglio regionale. Provvedimenti che, oltre a sottrarre risorse per le necessità dei cittadini della regione Lazio, hanno consentito le malversazioni di esponenti del PdL.
Senza voler accusare, difendere o esaltare qualcuno vorrei semplicemente far notare che la denuncia di un fallimento della Politica consente di trattare tutte le responsabilità allo stesso modo. Si scopre così che chi aveva la responsabilità (e le leve) del governo è responsabile allo stesso modo di chi era all'opposizione (quindi senza strumenti diretti di intervento). Io non credo che chi ha governato (male) e chi si è opposto (male) abbiano lo stesso grado di responsabilità. Io ritengo che ci sia un fallimento della classe politica regionale di destra, centrodestra, centro e centrosinistra. Questi politicanti sono la Politica? In un sistema come il nostro la Politica è la Democrazia. Per questo non ritengo che si possa parlare di un fallimento della Politica perchè ciò aprirebbe le porte allo spettro del fallimento della democrazia con la necessità di trovare un “uomo forte” che guidi l'Italia e l'ultima volta, a conclusione di un ventennio, non ci siamo ritrovati molto bene.
Tuttavia la democrazia non è fallita perchè molti cittadini, per quanto in loro potere, cercano di partecipare all'elaborazione di una progettualità futura per il nostro Paese, sebbene i partiti di cui si parla sui giornali si occupino di leggi elettorali per limitare la scelta dei rappresentanti, nomi di candidature, primarie o ristrutturazione di nuovi ulteriori partiti (in venti anni di seconda Repubblica si sono cambiati nomi ai partiti talmente in fretta che sembrava competessero con le passerelle stagionali di moda).
Quello che il malaffare del PdL della regione Lazio ha mostrato è il fallimento di un'idea della politica intesa come strumento di potere avulso dalla rappresentanza dei cittadini. Quella che è fallita è dunque una politica che ha centrato il suo baricentro nella ricerca di una assoluta “governabilità”, costruita artificiosamente per mezzo di leggi elettorali, senza alcuna necessità di interlocuzione con l'avversario e eliminando qualsiasi controllo sugli atti degli eletti di organismi terzi.
Tuttavia la crisi di quella politica ha visto nei giorni scorsi riemergere i suoi antagonisti, i cittadini.
Chi erano quei giovani studenti che hanno manifestato nelle piazze d'italia pochi giorni fa, se non cittadini attenti al futuro del loro Paese? Chi sono i lavoratori che cercano di salvare la produttività delle proprie aziende, se non cittadini che sanno che un paese senza capacità produttiva è destinato a subire l'offensiva di altri paesi, divenendone colonia economica? Chi sono quelli che cercano di tutelare una valle in Piemonte contro l'alta velocità; quelli che non vogliono che il problema dei rifiuti sia risolto, bruciandoli; quelli che protestano per la qualità dei trasporti dei pendolari; quelli che ritengono l'acqua un bene pubblico da sottrarre al mercato, se non cittadini che progettano un nuovo Paese al cui centro non vi sia il “mercato di tutto”, ma i “diritti di tutti”? Per questi motivi il Partito della Rifondazione Comunista è presente in ogni lotta ma è completamente oscurato su qualsiasi strumento di informazione. Il potere oggi in vigore ha la necessità che non siano visibili altre alternative al di là della falsa scelta tra il neoliberismo radicale di destra e il neoliberismo temperato di sinistra.
In Italia oggi il problema non è il fallimento della politica, ma il fallimento dei meccanismi elettorali che in questi venti anni sono stati inventati per rendere i cittadini ininfluenti sin dal momento successivo al voto ed impedire che i lavoratori si potessero riconoscere come classe sociale, composita ma unitaria. Una classe sociale portatrice di uguali interessi che oggi in Parlamento non ha più nessuno che la rappresenti. Per questo tutte le lotte dei lavoratori in piazza sembrano essere mute e non ottenere alcun risultato. Per questo ogni opposizione, protesta, antagonismo, critica ai voleri del Potere in carica, viene considerato non un problema da affrontare politicamente con lo scontro tra la forza delle idee, ma un problema di ordine pubblico da affrontare con lo scontro tra forze dell'ordine ed i cittadini lavoratori e/o studenti.
Se vi è un fallimento della politica oggi, esso è rappresentato dai nostri governanti che a tutti i livelli non riescono più ad avere una interlocuzione con i governati che non sia un'imposizione, una truffa o un raggiro. PD, PdL, UdC votano tutti i provvedimenti del Governo Monti che hanno e avranno dure ripercussioni sulla qualità della vita dei lavoratori e delle loro famiglie e nello stesso tempo fanno melina per dimostrare che non è loro la responsabilità, che loro non c'erano e se c'erano dormivano, ma che domani loro faranno...
Così alla Regione Lazio prima la presidente Polverini ha consentito che si sprofondasse nel degrado morale e poi sarebbe voluta passare ai posteri come moralizzatrice.
Nel Lazio, contro tutto questo, bisogna votare al più presto per cacciare tutti quei consiglieri regionali che si sono dimostrati indegni di essere stati scelti dal voto popolare e per consentire alla politica dei cittadini lavoratori di potersi esprimere e di ricostruire una nuova agenda di priorità della nuova giunta del Lazio. In modo da salvare la sanità pubblica e non solo di abbattere il debito che ci trasciniamo dalla giunta di Storace. In modo da consentire l'avvio di uno sviluppo regionale più equilibrato, di ripristinare un trasporto pubblico degno di un grande Paese come il nostro, di intervenire sulla crisi economica che attanaglia le imprese industriali e dei servizi della nostra regione, per garantire il diritto al lavoro ed al reddito di migliaia di cittadini lavoratori.

Marco Bizzoni
Segreteria Prc “Castelli, Colleferro, Litoranea”

lunedì 1 ottobre 2012

Il Partito della Rifondazione Comunista federazione Castelli, Colleferro, Litoranea aderisce alla manifestazione promossa dal “Coordinamento Valle del Sacco”

Acqua, Terra, Aria non sono merci ma beni comuni di tutti i cittadini. Per questo motivo non deve più essere possibile che per profitto qualcuno possa inquinarli, contaminarli, devastarli e poi presentare alla comunità il conto del loro risanamento. Dobbiamo imporre ai padroni che le attività produttive sui nostri territori, oltre a stimolare lo sviluppo economico, siano in grado di di salvaguardare l'ambiente. Va riaffermato con forza che il lavoro non è una merce ma un diritto e che come tale non può, e non deve, entrare in contraddizione con il diritto alla salute. La Valle del Sacco ha pagato duramente lo sviluppo industriale del suo territorio, dove i padroni hanno mostrato il volto più bieco e cinico del capitalismo quello che privatizza i profitti e socializza i costi. Oggi dopo anni di questo sviluppo economico la Valle del Sacco si ritrova più povera. A causa dei processi di deindustrializzazione e dell'inquinamento che le attività produttive hanno lasciato. Mentre la politica che conta predispone nuovi processi di manomissione di questo territorio, il PRC ritiene importante, invece, seguire la strada indicata dal “Coordinamento della Valle del Sacco”, che allude alla possibilità di un altro sviluppo possibile. Uno sviluppo che invece di generare profitti per pochi sia in grado di assicurare salute e benessere per tutti i cittadini. Sembra un sogno ma noi restiamo convinti che: “Se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia. “ Per questo motivo il PRC invitia tutti i compagni, i simpatizzanti i cittadini a partecipare alla manifestazione che si terrà 6 OTTOBRE 2012 a Colleferro - Piazzale dello Scalo - di fronte Stazione Ferroviaria, ORE 14.30.

Marco Bizzoni segreteria PRC "Castelli, Colleferro, Litoranea" prccastelli@hotmail.it

Sei uno zero?

Sarà il 6 Ottobre.
 
Le associazioni hanno scelto il 6 Ottobre.
Le parti sociali hanno scelto il 6 Ottobre.
I singoli cittadini hanno scelto il 6 Ottobre.
 
Il Coordinamento della Valle del Sacco, che ciascuna realtà riunisce, ha scelto il 6 Ottobre.
 
Ha scelto il 6 Ottobre per non dimenticare i quattro inceneritori.
Ha scelto il 6 Ottobre per non dimenticare la discarica di Colle Fagiolara.
Ha scelto il 6 Ottobre per non dimenticare i fusti tossici interrati.
Ha scelto il 6 Ottobre per non dimenticare i capi di bestiame abbattuti, le fattorie distrutte e gli agricoltori rovinati.
Ha scelto il 6 Ottobre per non dimenticare che l’aria, l’acqua e la terra sono stati compromessi.
 
Ha scelto il 6 Ottobre per non dimenticare il significato della parola dignità.
 
La dignità di un territorio seviziato, stuprato ed abbandonato a sé stesso.
La dignità di quel 55%  di contaminati a vita da Beta-HCH, su un campione di 256 persone.
La dignità dei malati dei tumore, di leucemia, di chi lotta per la vita e di chi invece la battaglia per la vita l'ha già persa.
 
Ha scelto il 6 Ottobre per ribadire la sacralità del diritto alla salute.
Ha scelto il 6 Ottobre per ribadire la sacralità del diritto al futuro.
 
Se hai a cuore tutto questo, il 6 Ottobre scendi in strada al nostro fianco, manifesta.
 
Manifesta, per urlare il tuo NO al piano regionale rifiuti della giunta Polverini.
Manifesta, per urlare il tuo NO agli snaturati progetti di impianti TMB a Castellaccio (Paliano) e Colleferro.
Manifesta, per una vera raccolta differenziata, porta a porta.
Manifesta, per una gestione che valorizzi il rifiuto, quale materia prima secondaria, anziché promuoverne l'eliminazione per incenerimento.
Manifesta, per un futuro a rifiuti zero.
Manifesta, per rivendicare il tuo ruolo da protagonista.
Manifesta, per non dover manifestare più.
 
Il 6 Ottobre, scendi in strada.
Il 6 Ottobre grida al mondo che non SEI UNO ZERO!
 
6 OTTOBRE 2012
(Colleferro - Piazzale dello Scalo - di fronte Stazione Ferroviaria)
ORE 14.30
 


Clicca qui per il video spot.
 
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Presidente Rete per la Tutela della Valle del Sacco: Alberto Valleriani - 335.65.45.313  
Ufficio Stampa: 320.96.53.728 - 335.65.45.313

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La Presidente Polverini, dimissionata, scatena il polverone sulle sue responsabilità.

Si conclude con le dimissioni della Presidente della Regione l'esperienza di governo del centrodestra della regione Lazio. É giunto quindi il momento di fare un primo bilancio di cosa abbia significato e quale sia stata la natura di quel governo.
Come si è visto in questi anni, la giunta Polverini ha molto operato sul piano della propaganda e della polemica ma poco ha fatto rispetto alle effettive necessità del territorio.
Vediamo alcuni temi:
-I rifiuti. Prima dello scandalo che lo costringesse alle dimissioni, Marrazzo era stato anche commissario straordinario per i rifiuti e aveva presentato un piano che la neoeletta Governatrice accantonò per crearne uno più bello. Il risultato è stato che ad oggi non solo non si riesce ad affrontare il problema di trovare il sito per la nuova discarica di Roma, problema che è stato esso stesso affidato a nuovi commissari, ma in generale non c'è stata alcun tipo di riflessione su come affrontare in modo moderno, ecologico, efficace e produttivo la chiusura del ciclo dei rifiuti. Siamo passati direttamente dal medioevo degli inceneritori alla barbarie delle discariche.
  • La Sanità. Spesso come cittadini abbiamo la memoria corta, forse perchè quotidianamente impegnati nella difesa del nostro tenore di vita. Per questo ritengo che sia utile ricordare che, alla conclusione del giro di giostra che vide come Presidente della Regione Storace (centrodestra), il Lazio si ritrovò con un debito della sanità che era schizzato a 10 miliardi (forse questo è il motivo per cui fu promosso a Ministro della Sanità). Il fallimento del risanamento di quel debito da parte di Marrazzo fece sì che, al suo insediarsi, la Polverini venne nominata commissario straordinario per la Sanità, proprio per affrontare quel debito. Quali sono stati i risultati dell'azione della presidentissima? Per rientrare dal debito la commissaria Polverini pensò bene di affrontare il problema operando per la chiusura dei servizi pittosto che in quello per la chiusura degli sprechi. Infatti il taglio di 2800 posti letto ha consentito la chiusura di piccoli ospedali di prossimità e più in generale il ridimensionamento del servizio offerto ai cittadini con una disparità che ha visto i cittadini di Roma meno colpiti rispetto al resto della regione dove sono stati effettuati la maggior parte dei tagli, generando una diversa titolarità di cittadinanza. Sebbene la scelta abbia ottenuto un ridimensionamento del debito bisogna rilevare che non è stata colpita la fonte principale degli sprechi che è rappresentata dalle convenzioni regionali con la sanità privata.
  • Il lavoro. Sebbene in questi anni di crisi sarebbe stato necessario costruire progettualità ed innovazione per sostenere i tassi di occupazione e nello stesso tempo garantire reddito a chi non lavorava, il centrodestra appena insediatosi pensò bene di sbarazzarsi della legge sulla sperimentazione del reddito minimo garantito ottenuta dal Partito della Rifondazione Comunista con il centrosinistra al governo. Successivamente, di fronte alla crisi che prendeva corpo e si trasferiva dalla finanza all'economia reale la Polverini si accontentava di stare alla finestra rispetto alle crisi delle imprese, che ricordo hanno significato espulsione di forza lavoro e quindi distruzione di reddito di centinaia di lavoratori. Un minimo di intervento della regione Lazio nelle crisi delle azienda era visibile solo per quelle imprese in cui la forza dei lavoratori era tale da rompere il muro dell'informazione e diventare un problema pubblico.
  • Tasse e imposte. In questi anni la Polverini ha imposto una tassazione Irpef (pagata in pieno solo quindi da chi ha i redditi certificati come lavoratori dipendenti e pensionati) ai massimi livelli, ha inserito i ticket per i disabili ha aumentato …
Quelli sopra enunciati sono solo alcuni dei successi politici orgogliosamente rivendicati dalla Polverini come buona azione della giunta regionale.
Per quanto riguarda la vicenda dei mariuoli del PDL, che la signora Polverini oggi annuncia di mandare a casa lei con le sue dimissioni, dovrebbe spiegare ai cittadini come mai, ieri, alla richiesta di ulteriori fondi da distribuire ai partiti firmava delibere di autorizzazione che portavano quei fondi da circa 5 ad oltre 14 milioni di euro nello stesso tempo in cui tagliava i posti negli ospedali e aumentava le tasse.
Bisognerebbe poi avere più pudore nelle affermazioni, visto che se la presidentissima non si fosse dimessa sarebbe stata mandata a casa dalle dimissioni dei consiglieri di opposizione.
Che cosa accadrà adesso? Adesso la presidente Polverini ha nelle sue mani la possibilità di convocare le elezioni. Lo potrà fare nel più breve o nel più lungo tempo possibile. Io credo che sceglierà il tempo più lungo, perchè il tempo fa dimenticare il dolore anche agli innamorati figurarsi agli elettori di oggi che sono piuttosto disattenti a controllare quel che fanno i loro eletti. Basti pensare che quello che con i fondi pubblici ha comprato una Smart, in cui si è accorto di non entrare, comprandosi quindi un Suv era uno, con le sue 24.000 preferenze, tra i più votati.
Vi è oggi un compito importante per i cittadini che è quello di rifiutare la delega totale. Il Voto deve tornare ad essere il momento iniziale e finale di un processo di partecipazione e attenzione alle scelte che fanno i nostri rappresentanti.
Concludendo, lo scandalo che ha fatto cadere la giunta Polverini ha evidenziato due elementi:
  1. il risanamento della regione lo stanno facendo i lavoratori, i disoccupati ed i pensionati attraverso le tasse e la rinuncia obbligata ai servizi di cittadinanza.
  2. Quando il centrodestra viene scoperto a razzolare nel fango si giustifica dicendo che tutta la politica è sporca, “so' tutti uguali”.
Esiste una politica pulita? Io credo di sì. E' quella che, attraverso la loro partecipazione, cerca di affrontare i problemi di donne, giovani, lavoratori e pensionati come collettività e non come clientes.

Marco Bizzoni
segreteria PRC della federazione “Castelli”